lunedì 18 Ottobre 2021
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Marconiphone V2 A (1922)

Prima di parlare di questo raro e per l’epoca innovativo Radio ricevitore “Marconiphone V2 A”, presentato al pubblico nel lontano 1922 e ben descritto nel settembre dello stesso anno sulla prestigiosa rivista “Wireless World” come “Ricevitore per lunghe distanze” (Long Range Model) va ricordato che già nel 1913 l’ingegnere C.S Franklin, uno dei progettisti della Società Marconi, aveva ideato il nuovo interessante circuito che verrà impiegato in questa bella radio. Trattasi del circuito di retroazione chiamato “Reflex sistema che grazie al dosare una reintroduzione controllata del segnale amplificato nella stessa valvola, fa si che un semplice ricevitore a 2 valvole dìa una resa paragonabile ad un apparecchio radio che ne impiega ben 3.

 

Andiamo ora ad esaminare più da vicino questo storico apparecchio Marconiano che appartiene alla Collezione Privata Dino Gianni I2HNX (Museo delle Comunicazioni di Vimercate).

 

Il quasi centenario “Marconiphone V2A” per onde medio lunghe con innovativo rivelatore a rigenerazione è di relativamente piccole dimensioni, di elegante fattura in un bel mobiletto in legno pregiato e di forma squadrata con coperchio incernierato e apribile nella parte alta e la parete anteriore divisa in 2 metà, la prima è removibile ed ha due fori rotondi protetti da una retina in ottone: praticamente due oblò applicati dalla Marconi per consentire di verificare la corretta accensione deì filamenti delle 2 valvole interne che sono il cuore del ricevitore. Sul coperchio vi è il logo Marconiphone che rappresenta il mondo con la firma di Marconi e il numero di registrazione BBC e la targhetta con inciso “Marconiphone Long Range Model V2 A”, poi si notano le 2 valvole triodo DER, i 2 trasformatori ed il particolare ed ingegnoso sistema per la sintonia e il controllo della rigenerazione che gli Inglesi hanno chiamato a “SPADE” e cioè che la regolazione sintonica e quella della rigenerazione avvengono tramite due pomoli uno a destra ed uno a sinistra che manualmente estratti o spinti a piacimento comandano rispettivamente due piastre in rame che variano per effetto di induzione l’accordo sintonico e la rigenerazione Reflex agendo su 2 rispettivi avvolgimenti dedicati e protetti da ebanite.

Sulla sinistra della radio vi è pure il pomello che agisce sul reostato che controlla la tensione ai filamenti e le prese per antenna e terra, mentre a destra vi sono prese per cuffia o altoparlante a tromba e per le 2 batterie esterne di anodica (V42) e filamenti, necessarie per dar corrente e vita alla radio. Nel Museo vi è anche un interessante accessorio: il raro e originale amplificatore dedicato alla “Marconiphone V2” sempre a 2 valvole e di identica fattezza e dimensioni, amplificatore che se collegato all’apparecchio radio generava più potenza nell’altoparlante esterno.

Descritta la bella e rara “Marconiphone V2” c’è da dire che il tutto funziona perfettamente ancora ai giorni nostri; fatti i necessari collegamenti e a valvole accese, bisogna agire molto delicatamente con la regolazione della reazione e della tensione ai filamenti, poi in onde medie la trasmissione RAI si fa sentire con voce limpida , forte e chiara. A quasi cento anni di distanza questa piccola macchina del tempo ci fa vivere attimi indimenticabili, il suono, l’odore del legno pregiato scaldato dalle valvole e quel soffuso chiarore dagli oblò, che appare come una magia, ci lascia ancor oggi attoniti e, sinceramente, quasi stupefatti!

Testo e ricerca storica di Lucio Bellè
Apparecchio radio “Marconiphone V2 A” e foto: grazie cortesia Museo delle Comunicazioni di Vimercate – Collezione privata di 12 HNX Dino Gianni –