lunedì 18 Ottobre 2021
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Cuffie Magnetiche, facciamone la Storia

Al giorno d’oggi passeggiando per strada non è difficile vedere gente con gli auricolari collegati al telefonino o con gli auricolari Wireless o Bluetooth (quest’ultimo è un nome mitologico di origine danese, in italiano significa “Dente blu”) dato al sistema senza fili dal suo inventore Ing. Jim Kardach della Intel). Oggi non parliamo di queste eccellenze, ma bensì vogliamo capire la storia dell’evoluzione delle cuffie magnetiche, quelle vintage come le conosciamo noi appassionati di radio, con i bei padiglioni auricolari di bakelite nera, i particolari in ottone cromato, il cavetto cornuto ricoperto in cotone con i suoi 2 spinotti e gli archetti poggiatesta in acciaio armonico rivestiti in pelle.

Le cuffie classiche insomma che se le indossi fanno “Radio Operatore Telegrafista”, come quei Sigg.ri Marconisti imbarcati sui Transatlantici, in Sala radio davanti a uno stupendo Marconi Atalanta. Torniamo alle cuffie, ebbene bisogna sapere che già nel 1891 l’ing. Pierre Mercadier brevettò negli USA un sistema di auricolari per telefonia.  Nel primo decennio del secolo scorso gli addetti ai Telefoni, Telegrafi e i primi Operatori Radio usavano rudimentali cuffie composte da 2 capsule telefoniche montate su un rudimentale archetto. Questi aggeggi primordiali erano poco sensibili, a bassa impedenza e con scarsa qualità di suono, alquanto rozzi e affaticavano molto chi li indossava.

Nel 1910 Nathaniel Baldwin che aveva conseguito un diploma di Ingegneria Elettronica alla Stanford University, lavorando in casa (s1 dice addirittura in cucina) inventa la cuffia moderna, più sensibile e di miglior suono, composta da un paio di auricolari ciascuno realizzato con all’interno due bobinette con un avvolgimento dì centinaia di spire di sottilissimo filo di rame isolato in cotone, questo copioso avvolgimento ne aumentava di molto la sensibilità, le bobinette in questione venivano vincolate ai 2 pioli di una piccola calamita semicircolare. Questo insieme, contenuto in una capsula non magnetizzabile, di ottone o alluminio, era accostato. separato solo da una guarnizione in carta, a una sottile membrana metallica di acciaio che a sua volta veniva sormontata dal padiglione auricolare (generalmente in bakelite) avvitato sopra il corpo metallico dell’auricolare. Il principio fisico di funzionamento è che la corrente a bassa frequenza che arriva alle bobinette va a modificare il campo magnetico della calamita e così per reazione fa vibrare la sottilissima membrana di acciaio, queste vibrazioni si trasformano in onde sonore che fanno giungere all’orecchio la musica o il parlato che si desidera ascoltare. Naturalmente i 2 auricolari così costruiti risultavano molto più moderni, sensibili e di miglior suono rispetto alle primitive capsule telefoniche e poi godevano di maggior portabilità per leggerezza ed ergonomia data dai 2 leggeri archetti in acciaio armonico regolabili per adattarsi ai più diversi operatori.

E’ curioso notare che l’Ing. Baldwin non pensò di brevettare subito queste nuove cuffie, che si rivelarono particolarmente adatte per impiego sulle radio per la sensibilità data dagli avvolgimenti ad alta impedenza, finché il Dipartimento di Radio Telegrafia della Marina degli Stati Uniti, venuto a conoscenza dì queste nuove cuffie (siamo all’incirca nel periodo della prima guerra mondiale) gli fece un’ordine di un centinaio di esemplari per metterli alla prova sui propri apparecchi radio.  Va notato che l’Ing. Baldwin nel perfezionare il suo brevetto mise particolare cura ed attenzione nella realizzazione di queste nuove cuffie magnetiche ad alta impedenza, con l’accortezza di impiegare un alto isolamento nella costruzione, perché collegata alla radio, la cuffia è attraversata da alta tensione che proviene dalle valvole e bisogna che l’operatore sia assolutamente proietto da eventuali scosse dovute allo scorrere nelle cuffie di questa pericolosa energia.

Ecco abbiamo concluso, con poche righe è svelata la Storia delle cuffie magnetiche moderne che poi hanno avuto ulteriori progressi con una variante piezoelettrica, una variante magnetodinamica (tipo minuscoli altoparlanti a membrana racchiusi in ogni auricolare) e poi alte varianti ancor più sofisticate, ai tipi miniatura ricordiamo le olivette o i mini auricolari, poi ancora le wireless o Bluetooth. E’ tutto, vedremo cosa ci riserverà il domani, per ora accontentiamoci di quanto la tecnica ci offre oggi, inconsciamente non lo sappiamo tant’è l’abitudine al nuovo, forse non ci pensiamo, ma camminando passo dopo passo siamo già nel futuro!

Testo, Ricerca storica e Foto di Lucio Bellè