mercoledì 14 Aprile 2021
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Breve profilo del Ricevitore National HRO

E’ con vibrante emozione che scrivo righe su un “Mostro Sacro” della Radiotecnica U.S.A, il famoso National HRO, glorioso ricevitore progettato nel 1933 messo in produzione nel 1935, brevi righe poiché approfondire l’HRO e le sue numerose serie ci vorrebbero fiumi di inchiostro; in rete si possono trovare dati e ascoltarne la voce di stupendi esemplari. L’RX in questione è’ un capolavoro di meccanica e di elettronica: si può definirlo un ricevitore “Accademico” per scelte progettuali che, pensando anche ad impiego militare, premiano: sensibilità, selettività, stabilità, sicurezza di funzionamento su tutte le gamme.

L’HRO è il parto di due differenti Team ingegneristici; si affidò il progetto della meccanica al quartier generale della National Radio Company in Massachusetts, mentre lo sviluppo dell’elettronica fu portato avanti in California. Come fare per costruire un buon ricevitore sensibile, con commutatori affidabili, stabile e preciso nella lettura di frequenza? Le soluzioni alla sfida furono: via i commutatori di cambio gamma; si optò per innovativi cassetti di bobine intercambiabili, uno per gamma, con sicuri contatti striscianti. Il cassetto viene alloggiato nella parte bassa del ricevitore è protetto dal calore delle valvole e rimane più stabile rispetto all’impiego del classico gruppo a commutatori, in tal modo si favorisce anche un più corto cablaggio con minori perdite. Va ricordato che la sensibilità dichiarata era notevole: un microvolt o migliore. L’alimentatore venne tenuto esterno e ben filtrato, l’altoparlante anch’esso in unità separata non crea microfonicità sulle valvole, poi una cura maniacale fu impiegata per la realizzazione della sintonia, adottando un nonio con una super demoltiplica a recupero del gioco. Questo prezioso sistema meccanico di sintonia fa ruotare dolcemente l’albero di un condensatore variabile a 4 sezioni di cui 2 dedicate agli stadi amplificatori radiofrequenza.

Per consentire l’esatta lettura di frequenza venne apposto sui cassetti intercambiabili un grafico “Coverage” e su modelli successivi anche un grafico “Band Spread”: leggendo sul nonio della manopola di sintonia i numeri e le tacche combacianti con l’indice fisso e traguardandolì sul rispettivo grafico si poteva calcolare l’esatta frequenza, sistema complesso ma efficace. Tra le raffinatezze va notato che l’isolante dello statore del condensatore variabile era in “Steatite” ceramica sintetica che assicurava stabilità con perdite nulle, i compensatori in aria erano bimetallici per compensare il variare della temperatura, la meccanica come da orologio e la componentistica eccellente; niente venne lasciato al caso, sotto una estetica semplice è nascosto un vero gigante! Il ricevitore è supereterodina a singola conversione con 9 valvole: 2x 6D6 in alta frequenza, 2x 6C6 oscillatore e convertitore, 2x 6D6 per gli stadi di media, 1 x 6B7 rivelatrice e diodo per il Controllo Automatico di Volume e pre di bassa, I x 6C6 per il BFO, 1 valvola 42 Finale con 3 watt di uscita. I n°4 cassetti standard coprivano da 1,7 a 30 Mhz, con 5 cassetti aggiuntivi si copriva da 50 kilocicli a 2, 050 Mhz ( per uso marittimo ) Il filtro a quarzo ha selettività variabile da 200 a 6 kilocicli. Il ricevitore è in una scatola metallica verniciata nero raggrinzato con la grossa manopola centrale di sintonia con nonio e il cassetto in basso e n°5 manopole: RF Gain , Volume, BFO, Selettività, Phasing, rotondo 5 Meter con interruttore, comando Automatic Gain Control, comando Stand-By, spia di accensione; sul retro prese per antenna, terra, alimentatore e altoparlante: tutto è essenziale, no a fischietti e lucette come dicono gli Old Man americani!

Nel corso del 2°conflitto Mondiale l’HRO è stato impiegato su tutti i teatri di guerra, fu usato in Inghilterra per intercettazioni e per comunicazioni tra sedi diplomatiche. La fortunata serie HRO a valvole termina circa a metà degli anni 60 con il modello n°60, poi ci furono evoluzioni a semiconduttori, l’HRO 500 con sistema PLL e altri, ma questa è un’altra storia. Va reso onore ai progettisti James Millen e Dana Bacon che si occuparono della meccanica e Herbert Hoover Junior e Howard Morgan dell’elettronica ed anche alla National Radio Company per l’impegno industriale nel costruire tale gioiello. Da ultimo voglio ricordare in memoria il compianto IlEK Sig.Villa, persona squisita che negli anni 70 ,vista la mia grande passione, mi donò 2 libri del Radio Amateurs Handbook ” preziosi testi da cui ho tratto le foto.

– Testo e Foto di Lucio Bellè –

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