domenica 24 Gennaio 2021
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A cuore aperto: ricevitore a cristallo autocostruito (1928)

Con questa presentazione, terminiamo la pagina dei ricevitori a cristallo per avvicinarci a cose più complesse e dal rendimento senz’altro maggiore. Ho lasciato per ultimo questo ricevitore poiché è un autocostruito regalatomi, insieme alla sua cuffia, più di trent’anni fa da un anziano radioamatore che, avendo raggiunto i 90 anni, ha voluto farmi omaggio di questo apparecchietto che costruì nel 1928 e della sua cuffia nonché di un trasmettitore telegrafico monovalvolare, sempre fatto in casa, realizzato nel 1927 su di un pezzo di legno segato da una vecchia porta.

Costruito anche questo su un pezzo di legno su cui si vedono tracce di antica verniciatura, si presenta con il classico cablaggio in aria, fatto con filo rigido a sezione quadrata. (notare le saldature, fatte sicuramente con saldatore riscaldato sulla fiamma…)

Sul pannello frontale, in bakelite, trovano posto i comandi e le prese: sulla sinistra troviamo le prese di cuffia, subito accanto c’è la manopola del reostato, a seguire, verso destra, la manopola di sintonia con quella del verniero, ad essa coassiale ed infine le prese di antenna e terra, anche queste, come tutte le altre, in ottone pieno.

Elemento di spicco è il detector a PIRITE-CARBORUNDUM montato sul suo supporto su cui trova posto anche il reostato necessario per la polarizzazione del carborundum, tramite una piletta da 1,5 o 2 volts, che aumenta la sensibilità del detector. Leggibile anche la marca del detector che venne fabbricato negli Stati Uniti dalla ” THE CARBORUNDUM COMPANY L.T.D.”.

All’interno del supporto del detector e del reostato troviamo anche un condensatore realizzato in foglietti di alluminio ed isolato a mica, quale disaccoppiatore tra alimentazione e segnale (non smontato poiché molto delicato).

La bobina è fatta con filo ricoperto in cotone, dall’apparente diametro di 0,2 mm ed è costituita da un centinaio di spire circa, con una presa intermedia che serve ad esplorare la parte più “alta” delle onde medie (non arriviamo a 900 Khz…). Come si vede, il supporto della bobina, in cartone bachelizzato, è sicuramente stato utilizzato per altre costruzioni, a giudicare dai numerosi fori molto ben visibili. I morsetti sono in ottone pieno.

Il reostato, unica parte da me restaurata, è da pochi ohm ed è stato da me riavvolto interamente a mano per restituire integrità e funzionamento a questo apparecchietto.

Il condensatore variabile, non marcato, è dotato di verniero per l’accordo fine il che mi induce a pensare che provenga anch’esso da altro apparecchio, non essendo in genere necessario verniero sulle onde medie.

Il pannello frontale è fissato a vite alla base in legno.

La cuffia, sempre stata insieme a questa radio, è di produzione italiana e fabbricata nell’aprile 1928, come risulta dalla stampigliatura all’interno degli auricolari. Marcata MEMBRA, ha 2000 Ohm di impedenza.

La prova di ascolto (vedi filmato in fondo), con amplificazione esterna, ha dato buoni risultati: collegata l’antenna filare da 42 metri e la terra al classico termosifone, è bastato dare alimentazione al detector (circa 1,2 volts) ed è giunta musica da Radio Romania, una delle poche emittenti che trasmettano con forte segnale anche nella parte bassa delle OM. Molto pulita la ricezione, con selettività direi decente.

Un ricordo ed un grazie al Signor Luigi, ormai non più tra noi da tanti anni, che ha voluto farmi omaggio della sua radio e di un trasmettitore, costruiti “solamente” nel 1927/ 1928…..

Paolo Pierelli.

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